Page 11 - Lettera a Clementina
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più di quella dei Savoia, chi ha parlato? Perché altre nazioni non sono intervenute? Quali i motivi veri che hanno spinto l’Inghilterra ad agire? Si sa che all’epoca erano arrivati al punto di non ritorno i lavori e gli investimenti, allora colossali, per lo scavo del canale di Suez. La Sicilia era piazzata nel mezzo della rotta tra Gibilterra e Suez. Per controllare Suez bisognava controllare anche la Sicilia. La controprova consiste nel fatto che 20 anni dopo, il trattato del Bardo assegnerà la Tunisia in protettorato alla Francia, anziché all’Italia che ne aveva più diritto, proprio per evitare che le due sponde del canale di Sicilia fossero in mano al medesimo stato. L’altra ragione è proprio “sulfurea”. La Sicilia era allora il più grande produttore di zolfo al mondo e lo zolfo a sua volta era strategico per la produzione della polvere da sparo. Il Borbone, venti anni prima, si era permesso di turbare il tradizionale primato inglese nel mercato dello zolfo siciliano e aveva concesso una vasta esclusiva di sfruttamento minerario alla ditta francese Taix e Aycard. Un accordo generale che nelle intenzioni prevedeva non solo il pagamento di un certo prezzo per il prodotto ma anche una serie di investimenti che avrebbero portato ad una modernizzazione del sistema minerario e dei collegamenti siciliani. Gli inglesi fecero il diavolo a quattro, minacciarono l’embargo, e alla fine ottennero la revoca dell’accordo minerario coi francesi. Ma c’era sempre il pericolo che lo stato napoletano rialzasse la testa in materia mentre lo zolfo si faceva sempre più prezioso (detto per inciso lo sarà fino alla fine dell’800 quando un americano, un certo Frasch inventerà un metodo di estrazione, possibile negli Usa, che abbatterà il prezzo internazionale del minerale e renderà marginale l’importanza degli zolfi siciliani). Zolfo e Suez sono i motivi per cui si chiamò uno dei più fidati esponenti della massoneria filo inglese (e che grandi servigi aveva reso agli inglesi in Sudamerica) e gli si affidò la missione difficile, ma non impossibile, di destabilizzare il regno di Napoli. L’obbiettivo minimale era quello di togliergli il controllo della Sicilia, il massimale era quello di sloggiare i Borboni dal regno di Napoli anche perché Francesco stava cercando un’alleanza con l’impero austriaco che Londra non gradiva. Nessuno ha detto come si sono preparate, organizzate, collegate fra loro le numerose sette e logge siciliane di obbedienza inglese, come hanno influito sugli alti ufficiali borbonici. Si sa che Francesco Crispi ebbe una gran parte in tutto ciò, che la nobiltà e la borghesia siciliane erano per lo più filo inglesi ma sostanzialmente tutto è taciuto, coperto, avvolto nel mito del biondo eroe dei due mondi e delle sue camice rosse. Eppure lo stesso Garibaldi ha scritto in proposito. I documenti dei liberi muratori inglesi parlano chiaro ma chi va a indagare e poi chi si prende la briga di “correggere” la versione ufficiale? Dai testi che hai studiato tu risulta che "I mille" hanno fatto tutto da soli. Al massimo si parla di un appoggio di navi inglesi dato allo sbarco garibaldino a Marsala. Ma in effetti le navi inglesi accorse sul posto non hanno sparato un colpo. Hanno “solo” intimidito il comandante di due navi borboniche che volevano cannoneggiare la nave garibaldina (la Piemonte perché l’altra, il Lombardo, si era arenata sbagliando manovra all’ingresso del porto) che stava entrando. Dissero i comandanti inglesi al borbonico: “spari pure sui garibaldini” ma se un solo colpo raggiunge i depositi di vino delle ditte inglesi piazzate nel porto di Marsala noi vi attacchiamo”. E poiché sparare cannonate senza far danni è difficile il borbonico si ritirò. A cominciare da Marsala le città siciliane si imbandierarono di tricolori prima dell’apparizione dei garibaldini o immediatamente dopo. Una brutta grana scoppiò a Bronte. Garibaldi aveva promesso la “terra ai contadini”. A Bronte lo presero sul serio e cominciarono a rivendicare proprio alcuni poderi di quel feudo che era proprietà nientemeno che degli eredi di Nelson. Garibaldi mandò Bixio con ordini precisi e le illusioni dei poveri brontesi furono soffocate col loro stesso sangue. La battaglia vera i nostri eroi l'incontreranno solo sul Volturno dove vinceranno ma ormai persino il papa si era convinto che rispetto a un Garibaldi trionfatore che poteva arrivare da Sud a Roma e proclamare la repubblica, come nel '48, era meglio
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