Page 3 - Lettera a Clementina
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produrrai e quindi li renderà invendibili in quanto non competitivi con l’offerta degli stessi beni e servizi reperibili sul mercato internazionale. Non farti fuorviare dalle mille facce di questo immane onere che ti si presenta sotto le più fantasiose specie. Esso assume forme infinite: incide sul prezzo del carburante, delle bollette, di internet, degli alimentari e degli affitti, del tasso di interesse per i prestiti delle commissioni postali e bancarie, della tassa di circolazione, assicurazioni, pedaggio autostradale, tasse di concessione, marche da bollo. E c’è di peggio: ci sono i mille obblighi imposti a chi vuole intraprendere un’attività, o anche solo mandarla avanti o semplicemente organizzare qualcosa. Per farlo dovrà chiedere mille permessi, autorizzazioni, certificati, omologhe in buona parte istituiti non per il bene di tutti, ma per favorire categorie/corporazioni che tali normative hanno richiesto per poterci lucrare sopra. Il fardello combinato di un’alta tassazione e di norme corporative (ovviamente non dichiarate tali, ma contrabbandate sotto le più nobili motivazioni, dall’ecologia all’antinfortunistica, all’antievasione, alla salute pubblica, alla tutela ambientale ecc. ecc.) nonché di un debito pubblico che nell’ultimo trentennio è divenuto sempre più pesante (vai a vedere su wikipedia la voce debito pubblico italiano) ha progressivamente frenato gli investimenti pubblici e l’iniziativa privata. Prima di tutto sono mancati gli investimenti pubblici, per un sufficiente adeguamento di strade, ferrovie, acquedotti, impianti tecnologici, manutenzioni. Tutto perché i soldi del prelievo fiscale, sempre maggiore, li abbiamo spesi per pagare stipendi e pensioni e non per costruire infrastrutture e mantenere il paese al passo coi tempi. Tutte deficienze che peseranno sul tuo lavoro di domani. E poi ti dicono che tu, come ogni italiano, ti porti sulle spalle oltre 30 mila euro di debito pubblico. Magari tu ne avessi soltanto 30 mila! Quella cifra vien fuori dividendo il debito totale per il numero degli italiani, ma è facile capire che un pensionato ottantenne, spesso in casa di riposo, non pagherà di certo. Io stesso corro pochi rischi di dover versare la mia quota ma tu pagherai anche per gli insolventi con poche chances di scaricare su altri la tua parte. Ma come è possibile - ti chiederai - che mio nonno che mi vuole bene mi abbia fatto questo? La storia è lunga, complicata, di tutta evidenza, ma mai raccontata, perché nessuno ha avuto interesse a raccontarla com’è. Al contrario, tutti hanno voluto leggerla a loro modo per affermare e difendere i propri interessi o quelli della propria parte o corporazione. Proprio questa spasmodica necessità di coprire i propri privilegi e denunciare quelli degli altri genera un distorto approccio con la realtà: i tuoi stessi coetanei si rendono poco conto del male che li sovrasta. Molti pensano che non li riguardi o li tocchi solo marginalmente. Sono in ansia per il loro futuro senza prospettive di lavoro in Italia, ma non fanno quello sforzo in più che serve in questi casi: quello di guardare alla storia per capire la realtà di oggi. Credo, e credo di poter dimostrare, che l’enorme debito pubblico italiano e lo squilibrio tra spesa pubblica e prodotto interno lordo siano diretti figli di tutte quelle verità storiche che sono state taciute e negate; e che parte di essi è funzionale a coprire quelle verità. Dunque preparati a fare con me un tuffo nella storia d’Italia prima di passare alla seconda parte di questa lettera, cioè alla più recente vicenda della prima repubblica, quella che ha generato questo mostro politico/economico. Vai avanti a leggere solo se ti interessa sapere. Se non ti interessa (come alla gran parte degli italiani) lascia perdere, guardati un bel film che ti diverte di più.
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